Ricostruzione seno dopo mastectomia: parla l’esperto Paolo Veronesi “Al primo posto la paziente”

23 novembre 2017 12:01 di danila

La mastectomia è l’operazione chirurgica alla quale si sottopongono le donne affette da tumore maligno al seno e ne prevede l’asportazione. È un evento traumatico, che molte donne affrontano anzitutto con la speranza di guarire, ma anche metabolizzando i tempi entro i quali poi sarà possibile procedere alla ricostruzione. A tal proposito, ci si chiede spesso quando è il periodo più adatto per procedere. Fino a qualche decennio fa si pensava che tale operazione sarebbe stata meglio effettuarla dopo le cure: la donna, infatti, convivendo con l’assenza della mammella, successivamente la ricostruzione ne sarebbe stata felice a prescindere dal risultato estetico e quindi le aspettative sarebbero state inferiori. Oggi, invece, si mettono al primo posto la paziente e l’insieme dei suoi desideri, ma soprattutto la patologia in sé.

In un’intervista rilasciata a Repubblica, Paolo Veronesi, direttore della Divisione di Senologia Chirurgica dell’Istituto Europeo di Oncologia e presidente della Fondazione Umberto Veronesi, ha spiegato:

La prima cosa, insomma, dev’essere capire qual è la volontà della singola persona, tenendo presente che molte donne non desiderano affatto la ricostruzione poiché fonte di possibili complicazioni e preferiscono utilizzare una protesi esterna. Detto ciò, occorre comunque fare molte distinzioni, sia riguardo alla paziente sia riguardo alla patologia. Ci sono alcune donne nelle quali per costituzione fisica, patologie concomitanti o terapie pregresse, la ricostruzione immediata è sconsigliata poiché porterebbe a risultati estetici scadenti. In questi casi, se la donna lo desidera, è possibile ricorrere alla ricostruzione in due tempi, utilizzando inizialmente una protesi provvisoria (l’espansore, n.d.r.), che viene sostituita a distanza di 6-12 mesi con la protesi definitiva. In alternativa è possibile posticipare a un secondo tempo tutta la ricostruzione, anche se poi accade che tante malate preferiscono rinunciare alla ricostruzione. Molto importante è anche il tipo di patologia e le conseguenti terapie previste“.

Ricostruzione seno dopo carcinoma in situ e carcinoma infiltrante

Nei carcinomi in situ, ad esempio, la chirurgia è l’unica terapia e quando è indicata una mastectomia (oggi con possibilità anche di salvare capezzolo e areola in molti casi) la ricostruzione immediata è assolutamente consigliata con protesi definitiva, salvo mammelle molto voluminose in cui occorre ricorrere sovente all’espansore.

Nei casi più frequenti di carcinoma infiltrante, che prevedono solitamente anche un trattamento post-operatorio, non esiste una regola generale, ma ogni caso deve essere valutato a sé, soprattutto alla luce delle prevedibili terapie che dovranno essere effettuate. Quando è indicata una radioterapia sulla parete toracica il risultato della ricostruzione tende a peggiorare, quindi dobbiamo aspettarci un rischio maggiore di “rigetto” della protesi (ovvero contrattura capsulare periprotesica) che costringe ad un secondo intervento chirurgico. Questo può avvenire anche se si utilizza prima l’espansore. Sono questi i casi più difficili da trattare per il chirurgo plastico, che deve spesso ricorrere a lembi di tessuti autologhi (prelevati da paziente), anche se oggi sono disponibili costose reti dermiche acellulari con cui rivestire la protesi e ridurre il rischio di contrattura.

Resta fondamentale informare la pazienta in primis degli eventuali rischi a cui va incontro ma anche del risultato finale che potrebbe non soddisfare le sue aspettative. Ma, alle volte, anche la semplice speranza può essere fortemente motivazionale.