Le patatine in busta fanno male? L’ARB ha ufficializzato le aziende che rispettano i limiti dell’acrillamide

11 ottobre 2017 15:58 di danila

Acrilammide: ecco cosa si ingerisce quando gustiamo le golosissime patatine. E stiamo parlando di una sostanza potenzialmente tossica. Sono diversi anni, ormai, che si discute a riguardo della loro salubrità e pare che la ricerca sia arrivata ad un risultato definitivo. Secondo un recente studio ABR, la causa principale sarebbe da imputare proprio alla reazione chimica determinata dalle alte temperature in fase di frittura, o durante la cottura al forno o alla griglia, reazione chimica “che coinvolge gli zuccheri e gli amminoacidi, i mattoni delle proteine (principalmente l’asparagina libera), all’interno delle complesse ed ancora in parte poco conosciute reazioni di Maillard“.

In realtà altri studi hanno evidenziato che la glicidammide, prodotto metabolico principale dell’acrilammide, può avere carattere neurotossico, genotossico e persino cancerogeno.  Questi dati non rappresentano di certo una novità, tanto che già a partire dal 1994 tale sostanza è stata inserita dallo IARC (International Agency for research on Cancer) nel gruppo A2 cioè “probabile cancerogeno”. Bisogna, però, estendere il problema alla realtà dei fatti: in realtà l’acrilammide non è presente solo nelle patatine in buste, ma anche in altri alimenti si corre il rischio di formazione, stiamo parlando di tpatate fritte al bastoncino pronte al consumo, le chips a base di patate, il caffè, biscotti e pasticcini, pane bianco, e questi sono solo alcuni (Jecfa (Joint FAO/WHO Expert Committee on Food Additives).

L’acrilammide e i suoi metaboliti dovrebbero essere prima assorbiti dal tratto gastrointestinale, poi metabolizzati e scaricati con le urine, ma la cosa più inquietante è che pare invada tutto l’organismo, quindi anche il feto. Questo risultato sarebbe stato dimostrato da molti test su animali.

Le aziende che non rispettano i limiti dell’acrilammide nelle patatine in busta

Lo Studio ABR si è focalizzato sulla presenza di acrilammide all’interno di patatine fritte confezionate a base di patate, vendute nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata). Dalle analisi condotte è emerso che ben 3 marche su 6 (cioè il 50% dei campioni), presentava concentrazioni superiori ai valori consigliati dalle Linee Guida europee dell’EFSA che ovviamente le aziende dovrebbero tenere in considerazione.

Sebbene sull’acrilammide la normativa dell’UE e nazionale, stranamente, non impone dei valori limite ben definiti – si legge nello studio – si rammenta che esistono delle Linee Guida dell’EFSA che indicano dei parametri ben chiari da rispettare e che quindi sarebbe consigliato non superare (1000 mcg/Kg). Si evidenzia un chiaro superamento dei valori rispetto a quanto raccomandato“.

  1. Amica Chips Eldorada
  2. Crocchias classiche terranica
  3. Carrefour classiche

Le aziende che rispettano i limiti dell’acrillammide nelle patatine in busta

Le Lay’s sono state considerate le migliori patatine in busta, e non solo dal Gambero Rosso che le ha inserite nella top ten grazie al perfetto binomio bontà e prezzo. “Conquistano con lo spessore sottile, la piacevole croccantezza, il sapore caratteristico, gli aromi che richiamano in modo netto e centrato la materia prima e un olio corretto, la sapidità perfetta, i ricordi di pinolo e frutta secca. Soddisfa anche l’orecchio con il suo crok godurioso“. Le San Carlo 1936, invece, sono “invitanti, dorate, di media grandezza e integre, con un quid artigianale, alcune attaccate tra loro per bocconi che riempiono la bocca. Odori di patata fritta e di olio non pessimo. Le migliori prestazioni si incontrano al palato: sapore della materia prima in primo piano, sale ben dosato, olio non male, consistenza croccantissima” (fonte: Gambero Rosso).

  1. Lays classiche senza glutine
  2. Patasnack classica senza glutine
  3. San Carlo 1936