Melanoma cura: il propranololo ha ridotto la progressione del cancro alla pelle nell’80% dei casi

5 ottobre 2017 11:02 di danila

Una notizia, che rincuora tutti coloro che attendono risultati positivi riguardo la ricerca sul melanoma.  Stiamo parlando non certo della cura definitiva e universale, ma di un farmaco la cui risposta alla malattia ha sorpreso il team di ricerca dell’Università degli studi di Firenze, che ha condotto l’esperimento su 53 malati, over 60. Stiamo parlando del propranololo, un farmaco utilizzato comunemente per combattere ipertensione e angina, ma che sta rispondendo bene per contrastare invece il cancro della pelle. In ben 8 casi su 10 il betabloccante, tra l’altro anche molto economico, ha rallentato la progressione del melanoma.

La ricerca è partita quando un dipartimento dell’ateneo si è accorto che tra i malati di melanoma sopravvivevano in misura maggiore coloro che soffriva anche di ipertensione. Vincenzo De Giorgi, professore del Dipartimento di Scienze Dermatologiche presso l’Università degli Studi di Firenze, ha spiegato: “Abbiamo visto che la progressione del melanoma si riduce dell’80% senza effetti collaterali“, una dichiarazione potenzialmente rivoluzionaria nel trattamento del cancro alla pelle.

I risultati sorprendenti della ricerca hanno spinto il team di ricercatori a verificare l’efficacia del melanoma, sperimentando il farmaco, e altri simili, su altri tipi di tumori. Gli stessi risultati della ricerca sono stati ufficializzati con la pubblicazione sulla rivista scientifica di settore JAMA Oncology.

I numeri sul melanoma: Ogni anno, nel mondo, circa 41.o00 persone muoiono a causa del melanoma. La speranza, che finalmente si possa trovare una cura definitiva per il melanoma, una tra le varie forme di cancro più letale, solleva la comunità mondiale, che attende solo di potersi liberare da questa terribile malattia. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha stimato che annualmente si registrano 160.000 nuove diagnosi di melanoma e, di queste, circa 62.000 proprio nei paesi europei. È stato osservato che, a partite dalla metà degli anni ’90, c’è stata una diminuzione nel tasso di mortalità tra i soggetti giovani (20 – 44 anni), mentre invariata per quanto riguarda i soggetti over (45-64 anni). Dati dello studio dell’AIRTUM indicano la sopravvivenza fino a 5 anni intorno all’87% per i casi diagnosticati nei primi anni 2000.