Dopo 40 anni di ricerca arriva la cura per il sarcoma: l’olaratumab riduce la mortalità del 54%

25 settembre 2017 14:35 di danila

In Europa sono circa 23mila le persone colpite da sarcoma, in Italia 3500 nuove diagnosi ogni anno. Stiamo parlando del tumore maligno che attacca il tessuto connettivo del nostro corpo, quindi, come si legge sul sito dell’AIRC (Associazione italiana sulla ricerca del cancro) “i muscoli, i tessuti connettivi, i vasi sanguigni o linfatici, i nervi, i legamenti e il tessuto adiposo“. Come sintomatologia, per alcuni tipi di sarcomi risulta facile l’individuazione grazie a rigonfiamenti che si notano nel giro di poche settimane, o al massimo di qualche mese, rigonfiamenti che non producono dolore, almeno inizialmente. Proprio per questo motivo, nel 60% dei casi la malattia si manifesta già in uno stadio avanzato, così che le possibilità di sopravvivenza scendono fino al 15% nell’arco dei 5 anni di cura, se la diagnosi non è tracciata in tempi opportuni.

Il sarcoma è un tipo di tumore piuttosto raro, per il quale risulta difficile anche la prevenzione, tramite screening precoci, qualora non ci siano stati casi in famiglia o non sia comparso il nodulo. Tra le varie possibilità terapeutiche, è contemplata la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia. Almeno fino ad oggi. Un annuncio importante, dopo ben 40 anni di ricerca, è stato ufficializzato: stiamo parlando di una nuova terapia che può essere offerta ai pazienti in fase avanzata e che riduce del 54% la mortalità, mentre prolunga dell’80% la sopravvivenza. Silvia Stacchiotti, oncologa dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, lo ha chiamato per nome:

L’arrivo di olaratumab è una notizia molto positiva per i pazienti con sarcoma dei tessuti molli in fase avanzata. Si tratta di un anticorpo monoclonale ricombinante totalmente umano che interferisce con meccanismi molecolari della cellula tumorale, riducendo così le possibilità di progressione della malattia“.

La Stacchiotti spiega che si è arrivati alla fase II della sperimentazione, “condotta in 17 centri degli Stati Uniti su pazienti con una neoplasia metastatica: l’associazione olaratumab con doxorubicina ha aumentato di circa un anno la sopravvivenza nella metà dei pazienti rispetto a chi aveva ricevuto la sola doxorubicina. Non è comune osservare un vantaggio così importante in termini di sopravvivenza nella terapia medica dei sarcomi dei tessuti molli dell’adulto. Questo, associato alla buona tollerabilità e alla sicurezza del farmaco, ha portato il Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) dell’EMA (ovvero l’agenzia europea del farmaco) a valutare olaratumab con procedura accelerata, per fornire un accesso anticipato al farmaco, pur in attesa dei risultati di una sperimentazione di conferma di fase III“. Sopravvivenza e sicurezza: ciò consentirebbe l’autorizzazione in commercio del medicinale.

Stabilito che i sarcomi sono tumori rari ed eterogenei, ciò significa che, a causa del basso numero di casi per ogni sottogruppo, lo studio è decisamente più difficoltoso e la ricerca è proceduta lentamente. Si è arrivati alla fase III, ossia il confronto di efficacia e sicurezza della combinazione olaratumab e doxorubicina in circa 500 pazienti con sarcoma dei tessuti molli in fase localmente avanzata o metastatica.

Commoventi e piene di speranza le parole di Ornella Gonzato, presidente dell’Associazione Paola per i tumori muscolo-scheletrici Onlus “Olaratumab è un ottimo esempio del proficuo “lavoro di squadra” svolto tra tutte le parti interessate, dall’industria farmaceutica ai pazienti, dai medici e ricercatori all’autorità regolatoria. Anche i pazienti italiani, grazie al lavoro dell’Agenzia Italiana del Farmaco, potranno ora accedere a un nuovo farmaco che rappresenta una reale speranza di trattamento della malattia in fase avanzata“.