L’Alzheimer si può prevedere con 10 anni di anticipo: incredibile scoperta di un team di ricercatori italiani

22 settembre 2017 13:57 di danila

Non può che essere definita incredibile la scoperta di un team di ricercatori italiani, che ha messo a punto un sistema di intelligenza artificiale, capace di prevedere con 10 anni di anticipo l’insorgenza dell’Alzheimer. Stiamo parlando di Nicola Amoroso, Marianna La Rocca, Stefania Bruno, Tommaso Maggipinto, Alfonso Monaco, Roberto Bellotti e Sabina Tangaro dell’Università degli Studi di Bari. Trattasi di infrastrutture di calcolo e conoscenze tecnologiche all’avanguardia, sostenute dal centro calcolo ReCaS che ha rivestito un ruolo strategico per lo svolgimento delle analisi e l’ottenimento di questi risultati.

Funziona in questo modo: immagini di risonanza magnetica sarebbero capaci di identificare alterazioni nel cervello, che corrisponderebbero a segnali precoci della malattia neurodegenerativa. In questa ricerca sono state esaminate oltre 200 persone e tra queste poi individuati soggetti nei quali è stato riconosciuto “un lieve indebolimento cognitivo“, primo segnale dell’insorgenza della malattia ben 10 anni prima con un’accuratezza che corrisponde all’84%.

Questa ricerca dura già da diversi anni e il team di fisici, tra l’altro, ha vinto precedentemente una competizione internazionale organizzata dalla Harvard Medical School per l’uso di sistemi di machine learning per la diagnosi precoce della Schizofrenia. I risultati della ricerca sull’Alzheimer hanno scatenato l’interesse del professore di Neuroscienze Patrick Hof della Icahan School of Medicine della Mount Sinai di New York, che si è detto interessato a questi risultati. Diagnosticare, infatti, con 10 anni di anticipo la malattia significa attribuire un “valore incredibile” a nuove prospettive terapeutiche.

Un altra grande fregio di cui l’Italia si insignisce e che sta facendo parlare il mondo intero.  L’Alzheimer è, purtroppo, una malattia che annulla qualsiasi condizione temporale e spaziale di chi ne ha affetto, portandolo a credere di trovarsi in momenti e luoghi della sua vita diverso rispetto a quelli che realmente vive. Ed è difficile anche convivere con la malattia da parte di chi deve premunirsi, allo stesso tempo, di qualsiasi tipo di assistenza. Una grande, grandissima scoperta.