Allarme malaria in Italia: cosa sta succedendo realmente nel nostro paese?

21 settembre 2017 22:04 di danila

In Italia non succedeva dal 1997: nella notte tra il 2 e il 3 settembre, Sofia, una bambina di 4 anni, è morta nell’ospedale di Brescia dopo aver contratto la malaria celebrale, portata dalla zanzara Anopheles. La piccola avrebbe avuto febbre alta per tutta la settimana, ma sabato la situazione, all’arrivo in ospedale, è precipitata. Purtroppo, nonostante siano partite le prime terapie in tempi rapidissimi, la bambini non ce l’ha fatta. Molti hanno sostenuto che Sofia abbia contratto la malaria i giorni in cui era ricoverata all’ospedale di Trento,  intorno all’ultima settimana di agosto, quando  è arrivata, nello stesso ospedale, una famiglia del Burkina Faso di ritorno da un viaggio nel loro paese, perché le due bambine avevano contratto la malaria. Ma in merito Peter Kremsner, specialista nel campo delle malattie infettive,  ha negato questa possibilità perché occorrono circa due settimane per lo sviluppo del parassita, ed essendo Sofia stata dimessa il 20, i tempi non coinciderebbero con il giorno della sua morte.

Nella seconda settimana di settembre, invece, tre persone ad Anzio, a 50 km a sud di Roma, sono risultate positive alla malaria. Nessuna di queste ha viaggiato all’estero, quindi presumibilmente sono state punte nella zona. La regione Lazio ha imposto la disinfestazione nel piccolo comune. A questi casi bisogna aggiungerne altri 10: 5 a Roma e 5 sempre ad Anzio, raggiungendo 86 casi nel giro di poche settimane (dato aggiornato al 21 settembre 2017).

Di questi giorni, invece, è il caso di una donna africana, residente a Forlì, ricoverata nel reparto Infettivi dell’Infermi di Rimini per aver contratto la malaria durante un viaggio nel suo paese di origine. Appena rientrata in città, ha iniziato ad avvertire i primi sintomi. La 39enne, incinta, fortunatamente è in buone condizioni, verrà infatti dimessa nei prossimi giorni.

E mentre c’è chi rispolvera la circolare del Ministero della Salute del 27 dicembre 2016 nella quale si legge che “l’80% dei casi di malaria sono da registrarsi tra immigrati regolarmente residenti in Italia e tornati nel paese di origine in visita a parenti ed amici“, c’è chi è in cerca di risposte per capire se davvero di allarme malaria in Italia si può parlare.

La ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, a proposito dei casi nel Lazio, ha tenuto a precisare: “Non si può negare che nella Capitale esista un problema di igiene. Topi, blatte, zanzare, gabbiani, cinghiali in città sono un problema che va affrontato. Direi che manca la programmazione. Il ministero fa attività di controllo e monitoraggio, con il Commissario avevamo avviato un progetto, spero che l’amministrazione attuale lo riprenda in mano“.

Si esclude il rischio di infezione nel nostro paese, piuttosto si vuole puntare l’attenzione sul riconoscimento dei sintomi, che sono simili a quelli di una forte influenza, quindi febbre alta, cefalee, brividi, nausea e dolori alle articolazioni. Quanto meno si cerca di informare la popolazione italiana sugli eventuali sintomi.